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5 domande a Daniela Di Sora fondatrice della casa editrice Voland

 

 

danieladisora 726x400     Intervista a Daniela Di Sora

 1 – Daniela Di Sora, lei ha fondato la casa editrice indipendente Voland, una delle più “raffinate” case editrici italiane. Suo, ad esempio, il grande merito di aver portato Amélie Nothomb in Italia.  Cosa significa essere un editore indipendente oggi nel panorama culturale attuale e soprattutto editoriale, dominato da pochi grandi gruppi?

La ringrazio della definizione di "raffinata", devo dire che teniamo molto, oltre che alla qualità dei testi, anche all'aspetto grafico del libro. Sa che il nostro art director Alberto Lecaldano ha fatto disegnare apposta  una font da un giovane disegnatore di caratteri, Luciano Perondi, e che dal 2010 stampiamo con il nostro carattere, che è stato battezzato Voland anche lui? I nostri libri sono, e ci teniamo molto, belli da leggere e piacevoli da tenersi in mano.
Ma veniamo alla domanda. Cosa significa essere un editore indipendente, oggi? Significa lottare ogni giorno, con tutti: lottare per cercare di far rimanere un libro in libreria per più di una settimana, lottare per trovare autori interessanti e, una volta trovati, per non farteli strappare di mano, lottare per cercare di mantenere una qualità a un prezzo accettabile, lottare con il direttore di banca. La vita di un editore indipendente è una lotta incessante. In un mercato così ristretto e avaro, lottere per sopravvivere è la prima regola. 
Ma significa anche cercare di mantenere un livello di qualità elevato; io sono convinta che solo la qualità possa darti la possibilità di competere con le corazzate. Quindi belle storie, scritte bene, ben tradotte, in una veste grafica riconoscibile e accurata. E cercare di un pubblicare un solo libro di un autore, ma seguirlo nel suo percorso. Non è facile. 

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2 – Quali sono al momento gli obiettivi e le direzioni principali della vostra attività editoriale? In che cosa vi differenziate dalle altre case editrici?

Cerchiamo di spaziare fra le letterature meno frequentate, credo sia importante conoscere le letterature dei popoli. Pubblichiamo romeni, bulgari, russi, polacchi, spagnoli, portoghesi, tedeschi. Credo e spero che conoscere gli altri sia un superbo antidoto al razzismo. Ho cominciato a pubblicare il romeno Cartarescu 16 anni fa, e ci ho messo 16 anni per esaurire una tiratura di 1000 copie del suo primo libro, che ora ho riproposto in tascabile, Travesti. Lui intanto ha vinto premi in tutto il mondo, è stato candidato al Nobel. E l'anno scorso ha vinto anche da noi il prestigioso premio Von Rezzori. Ora i suoi libri si cominciano a vendere, ma 16 anni sono lunghi. Comunque non credo che ci differenziamo molto da altre case editrici indipendenti, i problemi sono gli stessi per tutti, la ricerca della qualità è diffusa. Un editore che non sia solo un manager ama i libri che fa, e non cerca unicamente il profitto. Pensi a Iperborea, Minimumfax, Sur, L'orma, Nottetempo, 66thand2nd, Marcosymarcos, Nutrimenti, La nuova frontiera... e molte altre. Quest'anno per esempio uno dei nostri libri è entrato nella cinquina di Moduslegendi, un gruppo Facebook che sceglie fra gli editori indipendenti cinque libri,  e li fa votare dal pubblico dei lettori. I cinque sono stati scelti tra 182 libri. La qualità nelle librerie c'è, certo un libro Adelphi o Sellerio, per rimanere fra gli indipendenti, si trova più facilmente. 

3 – È certamente un onere economico affrontare in un periodo storico di crisi economica come questo, la pubblicazione di ogni nuovo titolo. Cosa la convince, oggi, a puntare su un romanzo piuttosto che un altro?

Il libro deve innanzitutto piacermi, narrare una storia e narrarla bene, utilizzando una lingua personale e non banale. Poi intervengono altre valutazioni, ma se manca questo requisito iniziale, non mi interessa. Altra cosa essenziale è l'armonia del piano editoriale: faccio 20 titoli in un anno, e non possono essere tutti francesi, o spagnoli, o russi. Né possono essere tutti estremamente rischiosi: se c'è un bulgaro non ci sarà un serbo, per esempio.

4 – C’è un autore straniero che le piacerebbe tradurre per far scoprire al pubblico italiano?

Ho tentato di far conoscere in Italia un superbo autore francese, Philippe Djian, i suoi noir in Francia sono amatissimi, dal suo primo grande successo, 37,2 al mattino, romanzo sorprendente e bellissimo, fu tratto il film Betty blu, e da uno degli ultimi "Oh!..." è stato tratto il film con cui Isabelle Hupper ha appena vinto il Golden Globe. Insomma, un autore di culto nel panorama letterario francese. Io ho pubblicato 7 dei suoi romanzi, compresi i due citati, e tutti bellissimi e tradotti splendidamente da uno dei migliori traduttori italiani, Daniele Petruccioli, ma il Italia non sono riuscita a vendere più di mille copie a titolo. Ho dovuto interrompere, con la morte nel cuore.

5 – Quali sono i programmi della sua casa editrice per il prossimo futuro?

Trovare libri bellissimi e, possibilmente, venderli.

2017  Collettivo Idra  

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