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Vanessa Navicelli e le favole Bonbon

 

 

1 Finalista del premio La Giara, cosa ti ha spinto a intraprendere un percorso di scrittura rivolto ai più piccoli?

                          

L’ho deciso dopo averci riflettuto parecchio. Inizialmente pensavo di esordire proprio con il romanzo finalista del premio della Rai, quindi un romanzo per un pubblico adulto. Poi però, pensandoci, ho scelto una fiaba. E in particolare una fiaba sulla pace (“Un sottomarino in paese”). Ed è vero che il target principale sono i bambini. Ma non solo. Io scrivo fiabe per un pubblico trasversale. Lavoro molto perché il risultato sia sempre una storia con diversi piani di lettura e di comprensione. A seconda dell’età, quindi, si coglieranno sfumature e significati diversi. VanessaNavicelliLibro Versione mangaokok

Il tema della pace mi sta e mi stava molto a cuore; anche per quello, alla fine, mi sono convinta che fosse la scelta migliore.

Quello che scrivo io, anche per adulti, lo si potrebbe definire un “genere per famiglie”. Quindi sono felice del target che mi sono creata in questi anni, perché i genitori, le maestre e tutti gli altri adulti che hanno letto le mie fiabe ai loro bambini saranno (potenzialmente) lettori ideali anche dei miei romanzi.

2 Con Mina e il Guardalacrime hai dato il via alle fiabe bonbon. È un termine delizioso, ci spieghi quali caratteristiche devono avere le favole per essere definite bonbon?

Ti ringrazio. Il termine “bonbon” piaceva molto anche a me. È poco usato, tra l’altro, e questa è una cosa che me l’ha fatto amare ancora di più. Mi piace far conoscere ai bambini (e ricordare agli adulti) parole poco frequentate. (Con il primo libro la parola riscoperta era stata “bubbole”.)

Le fiabe bonbon sono fiabe buone, di nome di fatto. Piccole e dolci, proprio come i bonbon.

Ho cercato di creare un mondo soffice, in cui il bambino (… o il lettore che sia) possa divertirsi, magari imparare qualcosa.

Sia che la fiaba gli venga letta, sia che se la legga da solo (e anche se la comprensione – nel caso di bambini più piccoli – non fosse totale), m’interessa che il bambino sorrida, che si diverta con alcune parole e che senta dell’affetto.

Ogni fiaba è accompagnata da una caramella – un bonbon –: incartata all’inizio della storia, quando affianca una breve filastrocca introduttiva, e scartata nel finale, quando si svela il senso della fiaba (e la filastrocca viene ripresa brevemente).

La caramella, quindi, contiene metaforicamente la filastrocca e il senso della storia.

L’idea della caramella, bonbon di dolcezza, nasce dalla contrapposizione con le vecchie pillole di saggezza. La dolcezza è sempre meglio per conquistare un cuore bambino (di qualsiasi età…).

3 Oggi sono sempre più numerose le autrici che scelgono un percorso indipendente al 100% dal contenuto della storia alla grafica della copertina. Quali sono i pro e i contro di questa scelta?

Il vantaggio più grande è sicuramente la totale libertà. Nel decidere cosa pubblicare, quando, come. Nello scegliere i collaboratori. Nello stabilire il prezzo di copertina. Nel decidere i formati (cartaceo, ebook, dove distribuirli,…).

Lo svantaggio è… è proprio che devi fare tutte queste cose. A un alto livello, se no ti giochi ogni credibilità. Non essendoci una casa editrice alle spalle, il “brand” diventi tu, il tuo nome. Ti assumi una responsabilità enorme, perché diventi non più solo autore, ma anche editore e imprenditore. Crei una piccola attività in proprio a 360 gradi.

Il lavoro è tantissimo. Ma, se riesci a farlo bene, anche la soddisfazione personale è tantissima.

4 Sei molto attiva con le presentazioni live. Cosa fai per prepararti prima di affrontare una platea così giovane, curiosa ed esigente?

Sì, cerco di incontrare spesso i bambini, nelle scuole e nelle biblioteche. Nelle scuole lavorano a dei progetti sui miei libri (con il primo sulla pace, con il secondo sulle emozioni) e quindi mi piace poi andare a vedere di persona i loro percorsi, quello che hanno scoperto, creato, e mettermi a loro disposizione per rispondere a curiosità sui libri, la scrittura ecc.

Hai detto bene: i bambini sono curiosi ed esigenti. Di più: sono estremamente schietti e diretti. Quindi si aspettano che tu ti metta in gioco sul serio, che tu sia lì al 100%, che tu vada a passare del tempo con loro perché ne hai voglia. Se non è così, se ti vedono distante, perdono interesse (giustamente!).

Non c’è una preparazione standard per questi incontri. Vai col tuo bagaglio di esperienze, professionali e umane, e, semplicemente, ti metti a loro disposizione.

Se apri il tuo cuore ai bambini, i bambini ti ricambieranno dandoti sempre molto di più di quello che immagini.

Grazie Vanessa per essere stata con noi! Per saperne di più visitate il suo sito personale www.vanessanavicelli.com

 

2017  Collettivo Idra  

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