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Vanessa Navicelli, finalista Premio "La Giara" 2012

 

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"UN SOTTOMARINO IN PAESE": una favola moderna… che racconta di un tema tanto reale quanto la guerra!

 

[La recensione contiene anticipazioni sulla trama, ndr]

Le favole, si sa, hanno i contorni sfocati dell’immaginazione. In questo libro per bambini di Vanessa Navicelli, la fantasia della nostra autrice si trasforma in parole precise e ben studiate, per narrarci la storia bizzarra di un sottomarino spiaggiato… Come ci è arrivato questo mostro di acciaio sulla piazza di un paese in festa? Si chiedono gli abitanti, ma la risposta non tarda ad arrivare, man mano che pasticcini, torte e caramelle diventano le armi con le quali il capitano, a comando del sottomarino, dichiara guerra al paese.
Un condottiero singolare, che vuol far a battaglia, punto e basta. Non ci vuole molto però per scoprire che dietro ogni sua carica si nasconde ogni volta un’implicita richiesta di amore, di amicizia, di affetto.
E forse anche perché le armi sono dolci e saporite, questi attacchi hanno sempre una risposta inattesa.
Tutti, infatti, ricambiano con un gesto di pace: una bambina gli insegna a sorridere, un bambino lo diverte facendo danzare nel vento un semplice aquilone, un vecchietto diventerà suo amico … e una ragazza giovane e bella non può che donargli l’euforia dell’amore.
Finché questo burbero comandante abbandona la sua armatura e si arrende alla vita, e dopo aver conosciuto la serenità si libera del suo guscio metallico, per rincorrere la pace.
Un libro consigliato ai bambini, ma anche agli adulti. E ai politici, e capi di stato che ancora non hanno scoperto il vero significato di “fare la pace”, come solo i nostri figli sanno fare …

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"Un sottomarino in paese"… com’è nata l’idea di scrivere un libro per bambini?

Il mondo dell’infanzia mi attrae moltissimo. Forse perché una parte di me non si è mai mossa da lì! (Casa mia sembra arredata da una di 5 anni.) Mi piacciono molte delle cose che piacciono ai bambini. E spesso mi rendo conto che siamo sulla stessa lunghezza d’onda! :)
Ho scritto parecchi testi in questi anni: fiabe, racconti, poesie, romanzi… Generi diversi, registri diversi, ma la mia Voce è una (e per mia fortuna l’ho trovata e ci sono diventata amica già da un bel po’ di tempo). Sai, in realtà io non scrivo mai pensando a un target preciso. Io cerco semplicemente di raccontare una storia di cui mi innamoro nella mia testa e di farlo (di raccontarla) nel modo migliore possibile, per renderle giustizia. Ad esempio, per “Un sottomarino in paese”… mi è venuta l’idea di questa storia un po’ matta e poi le parole e il linguaggio sono venuti di conseguenza. Mi viene in mente una storia e poi la scrittura più adatta per raccontarla, per accompagnarla sulla carta (o sul computer!). Solo alla fine di tutto questo mi fermo e mi chiedo (perché so che me lo chiederanno!): a chi si rivolge principalmente? E nel caso del sottomarino senz’altro la risposta è “i bambini della scuola primaria” (per quanto, essendoci anche la versione inglese, la lettura si presta bene anche per la secondaria). Però, le mie storie (tutte quelle che ho scritto finora, direi) sono trasversali. Possono piacere o non piacere (a gusto personale, chiaro), ma non per l’età del lettore. I livelli di comprensione saranno diversi, se un testo finisce in mano a un bambino piccolo ci sarà bisogno di qualcuno che glielo legga, se finisce in mano a un fine intellettuale forse ci troverà cose che io non mi ero nemmeno sognata (capita…), insomma ogni lettore è a sé, ma nei miei testi c’è posto per tutti!
Per “Un sottomarino in paese”, ad esempio, a me piace pensare che genitori e figli o nonni e nipoti (ecc) lo possano leggere assieme. (“Assieme” è una parola chiave di questa storia…)

Il sottomarino da sempre … è scrigno di sogni avventurosi. Naviga nel cuore dei mari profondi. Vive in agguato nell’ombra di un mondo sommerso. Come mai hai permesso a questo mostro marino di fare visita a un semplice e umile paesino?

Mi piaceva proprio l’idea della contrapposizione. Sottomarino/paesino.
Se pronunciamo la parola “sottomarino”, subito ci viene in mente un bestione enorme che se ne sta nelle profondità del mare. Mi è piaciuta l’idea di parcheggiarlo nella piccola piazza centrale di un paese di collina [tra l’altro, io sono originaria di un paese così].
Era una situazione spiazzante e surreale (che si prestava poi a molti spunti, parecchi umoristici), così come spiazzanti e surreali sono tutte le guerre (senza avere, però, niente di umoristico…).
La solitudine è un altro tema centrale di questo libro. Guerra e solitudine sono sempre strettamente collegate. Così come il loro opposto: pace e collaborazione/cooperazione.
Questo è un altro spunto che vorrei restasse in chi legge il libro.

I pasticcini, le torte e le munizioni caramellose attirano i golosi e i bambini. Il messaggio è che l’unica guerra da fare è quella a base di dolcezza?

Le guerre sono la manifestazione più alta della stupidità e della crudeltà del genere umano. Si parla tanto di società civile, di evoluzione e… e poi, se si guarda bene, non ci siamo allontanati di molto dall’Età della Pietra. Siamo ancora lì a risolvere le questioni con una clava (anche se le clave di oggi fanno decisamente più danni…).
Il sottotitolo del mio libro avrebbe potuto essere “Il valore della pace spiegato ai bambini (e ricordato agli adulti)”. Ho reso surreale il più possibile la guerra del capitano (con un sottomarino in collina, un uomo navigato che, non avendo di meglio, trova logico attaccare la gente con dei pasticcini, le frasi che dice…) perché volevo sottolineare quanto la guerra, di per sé, sia surreale. La guerra del mio capitano è buffa, questa è la differenza, ma in quanto ad assurdità non ha niente da invidiare a quelle vere.
Comunque, tornando allo spunto della tua domanda: sì, l’unica guerra da fare è quella coi pasticcini! (E senza esagerare, perché il cibo non va mica sprecato. Ts! ;) )

Tre parole per descrivere Vanessa Navicelli?

Se posso scegliere letteralmente tre parole (invece che tre aggettivi ;) ) per descrivermi, scelgo: neve, notte, umorismo.

E cinque per descrivere la tua passione per la scrittura!?

Stavolta scelgo (più tradizionalmente) cinque aggettivi: ossessiva, totalizzante, vitale, imprescindibile, estrema.

Che tipo di lettrice sei? Qual è il tuo libro preferito?

Mi piacciono i classici, i romanzi intimisti, di formazione, le storie cosiddette per ragazzi (che hanno tanto da dire anche agli adulti!) e le fiabe.
Odio la divisione per fasce d’età! La capisco solo nel caso di storie che si pensa debbano essere vietate ai minori o ai bambini. Ma per il resto… sì, ovviamente fa comodo e facilita l’acquirente vedere indicato un target preciso, ma per me l’unica divisione che ha senso è: storie belle, storie brutte, buona scrittura, cattiva scrittura. Stop.
Tornando alla seconda domanda, il mio libro preferito è “Cime tempestose”, di Emily Brontë. Più che preferito, però, lo definirei quello più significativo. Lo è per vari motivi. Ha segnato un momento molto importante per me lettrice, perché è stato il primo libro che abbia scelto di leggere da sola (senza imposizioni della scuola, della famiglia ecc.). L’ho comprato e letto perché l’ho voluto io. Avevo 13 anni e quando l’ho iniziato… wow, non riuscivo più a smettere di leggerlo. L’ho finito in pochi giorni. Ce l’ho ancora, ovviamente, ed è pieno di sottolineature (non piegherei mai una pagina di un libro, non lo “strapazzerei” mai perché lo considero quasi un oggetto sacro! :) Però le sottolineature sì, perché sono un modo per farlo diventare parte di me, per aprire una pagina, leggere quella frase sottolineata e ricordarmi un mondo…).
Da “Cime tempestose” in poi ho iniziato il filone dei romanzi del’Ottocento inglese e poi tanto altro e non mi sono più fermata. (Aver trovato per primo un libro di una simile, straordinaria bellezza… è stata una vera fortuna.)
Uh, però aspetta! Devo citare assolutamente un altro libro che è stato davvero il mio preferito per anni e anni (più di Biancaneve, Cenerentola, ecc): “La zuppa di bottoni”, un cartonato della Disney. Protagonista Paperina e lo zio Paperone. Grande storia, me la leggevano per farmi addormentare. La so ancora a memoria (se vuoi mettermi alla prova… ;) ).

L’augurio che fai ai tuoi lettori nell’avventurarsi tra le pagine del tuo libro?

Spero che prima di leggere guardino il booktrailer, così entreranno sofficemente nel clima della storia.
E poi un augurio?
Di rilassarsi, sentirsi tra amici. Sorridere. Ripassare un po’ la tenerezza e l’apertura verso il Prossimo. E fare qualche piccola riflessione qua e là…

Puoi dire a tutti i genitori dove è possibile acquistare il tuo libro?

Non dimentichiamoci anche delle maestre, eh! ;)
Lo possono acquistare (in formato ebook o cartaceo, in italiano e in inglese) principalmente su Amazon. E poi, soprattutto in formato ebook, in una serie infinita di altri store (Google Play, iTunes, Kobo, Smashwords…). Comunque, tutte le info dettagliate si possono trovare nel mio sito: http://vanessanavicelli.com

Una piccola curiosità: come mai nel tuo logo c’è un fiore? È solo un vezzo o cosa…?

No, è molto di più. È la serenella (nome familiare del lillà). È un fiore che per me significa molte cose: la mia infanzia in campagna, il mondo contadino, la semplicità, la genuinità, i valori dei nostri nonni, tanta dolcezza… Poi il fatto che abbia un doppio nome me lo rende ancora più simpatico. Tipo: per gli estranei è il lillà, per gli amici è la serenella! :)
Ho scritto una saga (ancora inedita) di più romanzi (a cui sono legatissima) che ha come simbolo questo fiore. È ambientata nella prima metà del Novecento e racconta di una famiglia emiliana in quel periodo. Non è strettamente autobiografica, ma… sono io comunque.

Progetti per il futuro?

Tantissimi! Non saprei da dove cominciare a raccontare… Vediamo: 1) Mettere online anche la versione spagnola di “Un sottomarino in paese” (e probabilmente poi anche quella francese) 2) Inaugurare la versione inglese del mio sito (a cui sto lavorando) 3) Far partire a pieno regime il mio blog, che si chiama “Sono un criceto selvaggio” (ed è all’interno del mio sito) 4) Iniziare la collaborazione con le scuole per progetti didattici attorno al mio libro e iniziare anche a presentarlo nelle biblioteche “dal vivo” 5) Iniziare a preparare per la pubblicazione (per il 2015) la saga di cui ti parlavo (e pensare anche alla sua traduzione inglese) 6) Lavorare a un romanzo umoristico che ho in mente da tanto tempo, ma che viene sempre messo da parte per altre priorità, mannaggia!
E tante, tante altre cose…

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Vanessa Navicelli (nata in provincia di Piacenza, residente a Pavia) è stata finalista del Premio Letterario “La Giara”, indetto dalla RAI nel 2012.
Ha vinto la sezione ragazzi dello Scriba Festival di Carlo Lucarelli e vari premi con la Scuola Holden di Alessandro Baricco. Il Premio Cesare Pavese e il Premio Giovannino Guareschi. Da quest’anno (2014) inizia la sua avventura da autrice indipendente.

2017  Collettivo Idra  

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