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Intervista alla scrittrice Chiara Giacobelli

 

 

          Cover frontale 26  14215498 1016882268409621 871008579 o 3    Un disastro chiamato amore

 

1 - Chiara Giacobelli, il suo romanzo Un disastro chiamato amore definito dalla maggior parte delle blogger “il romanzo dell’estate” è entrato nella classifica Amazon dei 10 libri più venduti nelle Novità di narrativa. Si aspettava una ricezione così positiva da parte del pubblico?

Assolutamente no, anzi ero terrorizzata. Ho aspettato tanto tempo prima di pubblicare un romanzo perché mi intimoriva molto mettermi a nudo di fronte a tutti, e in effetti non è stato semplice, nonostante la storia che racconto non parli di me. L’affetto ricevuto è un qualcosa di bellissimo e inaspettato: foto, commenti, recensioni, richieste di presentazioni e di interviste. Mi viene il dubbio che quasi quasi io sappia mettere tre parole in fila J

2 - Se dovesse raccontare il suo libro in poche parole…

Una storia il cui fulcro è l’ironia che può essere interpretata attraverso diverse chiavi di lettura, più o meno profonde. L’amore, il mistero, il Golfo dei Poeti, le due trame dei protagonisti e dei loro genitori che si intrecciano sono solo la facciata di molto altro, che lascio scoprire ai lettori più attenti e curiosi.

3 - Un romanzo che fa ridere, piangere, commuovere… tre ingredienti fondamentali per la riuscita di un buon romanzo…

Spero che sia così, se i lettori hanno riso e pianto magari dovremmo chiederlo a loro. Di certo tutti hanno detto di aver riso a crepapelle soprattutto in alcune scene catastrofiche… il momento di commozione invece è un qualcosa che solitamente resta privato, ed è diverso da persona a persona, a seconda dei nervi scoperti che si vanno a toccare.

4 - Quanto c’è di Chiara Giacobelli nella goffa protagonista Vivienne Vuloir?

Molto, nel senso che le gaffe e gli incidenti di percorso raccontati mi sono accaduti tutti realmente. Anche la visione catastroficamente pessimista/cinica

della vita, che tuttavia si stempera in una forte dose di auto-ironia, nel non prendersi mai troppo sul serio e in una nascosta indole romantica e sensibile, mi appartiene. Ma sia ben chiaro: io non sono Vivienne.

 

Vetrina della Libreria Monbook di Bari 2

 

5 - Il personaggio maschile, invece, Alex Lennyster – cosa rara – ha una connotazione positiva…

Sì, e l’ho voluta fortemente perché non amo i protagonisti alla Christian Grey che spopolano nell’editoria internazionale del momento. Abbiamo davvero bisogno di adulare ancora il classico uomo bastone e carota, ci sono e poi scappo, seducente tanto quanto concentrato su se stesso? Io credo che, considerando il mondo in cui viviamo, forse chi fa un mestiere come il mio dovrebbe proporre dei modelli positivi, pieni di bellezza, amore e speranza. Se poi buona parte del pubblico dirà “non esiste”, si tratta solo di perserverare e far riuscire a credere a chi sta dall’altra parte che il “non esiste” è un’espressione bandita. Semmai “è raro”, ma tutte le cose davvero preziose lo sono.

6 - Come mai hai scelto di far iniziare la storia a Parigi?

Perché è il mio sogno e mi piacerebbe trascorrerci un periodo abbastanza lungo: è una città romantica, ricca di suggestioni, dal passato affascinante. Mi piaceva anche l’idea di una francesina come protagonista, per vederla stupirsi di fronte alla scoperta di luoghi meravigliosi presenti nella nostra Italia.

7 - Progetti futuri?

A novembre uscirà in libreria “101 cose da fare in Veneto almeno una volta nella vita”, edito dalla Newton Compton Editori. Sarà il terzo e ultimo libro pubblicato quest’anno. Per il 2017 chi lo sa… tanti progetti in cantiere, speriamo che qualcuno diventerà realtà!

8 - Qualche buon motivo per leggere il suo libro?

“Non frenare l’allegria

non tenerla tra le dita

ricorda che l’ironia

ti salverà la vita”.

Fiorella Mannoia, In Viaggio

 

 

Jonathan Arpetti

2017  Collettivo Idra  

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